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In azzurro, Paolo gioca due Campionati
del Mondo: in Argentina, nel 1978, lui e l'Italia
non vanno oltre il quarto posto, dopo una sconfitta per molti
immeritata contro l'Olanda in semifinale. Per Rossi la consolazione
del Pallone d'argento, come secondo miglior giocatore
della competizione, dietro solo al leggendario Mario Kempes,
senza dimenticare i complimenti di un ex calciatore brasiliano,
un certo Pelé.
Quattro anni dopo é Pablito a far tremare le difese
avversarie, grazie ad un torneo strepitoso, chiuso con la
vittoria finale nella storica gara vinta 3-1 contro la Germania
e con la conquista del titolo di capocannoniere del Mondiale.
Il cammino azzurro inizia il 14 giugno'82 a Vigo, dove
l'Italia affronta il girone eliminatorio senza brillare e
senza far minimamente presagire quello che sarebbe accaduto
di lì a pochi giorni. Sono ben pochi in patria, tra
giornalisti, tecnici e semplici tifosi, a scommettere su una
nazionale che sembra stentare più del lecito, contro
avversari modesti come il Camerun o il Perù.
La qualificazione al secondo turno viene ottenuta grazie alla
differenza reti, senza infamia nè lode.
Ma a quel punto le cose cambiano radicalmente. Nonostante l'abbinamento con due avversari impossibili come Brasile e Argentina,
gli azzurri pescano il jolly, e quel jolly ha un nome e un cognome, Paolo Rossi, nativo di Prato e naturalizzato
vicentino, che veste la mitica maglia numero 20. Contro il Brasile dei campionissimi, l'Italia vince
a sorpresa per 3 a 2 e Paolo Rossi, ribattezzato entusiasticamente "Pablito", segna
tutti e tre i i goal azzurri, diventando l'incubo delle difese avversarie.
L'Italia è in semifinale e affronta la Polonia: l'8 luglio Rossi segna una doppietta e
proietta la nazionale verso la finale di Barcellona: dopo 12 anni dall'ultima finale a Messico 1970,
persa contro il Brasile di Pelè, gli azzurri hanno l'occasione di arrivare sul gradino più alto.
E' l'11 luglio '82 e gli occhi del mondo sono puntati sullo stadio madrileno del Santiago Bernabeu,
dove si affrontano Italia e Germania, quasi una riedizione di un duello storico tra le due nazionali,
immortalato dalla epica sfida messicana terminata 4 a 3 per l'Italia.
L'arbitro assegna un calcio di rigore all'Italia nel primo
tempo, ma Cabrini sbaglia clamorosamente. Sembra un
cattivo auspicio, e invece nella ripresa Pablito azzecca un
goal dei suoi e porta gli azzurri in vantaggio, è 1
a 0 e la Coppa del Mondo è sempre più vicina.
Poi segnano Tardelli, la cui esultanza fu immortalata
da uno storico filmato che ne rivelava tutto il pathos e la
determinazione, e ancora Altobelli per un 3 a 0 che
non lascia scampo ai tedeschi, se non per un goal di Breitner
che fissa il punteggio finale sul 3 a 1. E' fatta,
l'Italia è campione del mondo per la terza volta nella
sua storia, e Paolo Rossi è il profeta di questa nazionale,
amata e osannata da un intero Paese in delirio. Quello stesso
anno, Rossi vince il Pallone d'Oro, come miglior calciatore
europeo della stagione, con la maglia bianconera della Juventus.
Paolo é sul tetto del Mondo, é lui l'hombre
del partido, l'uomo partita: l'urlo di Tardelli e i goal
di rapina del ragazzo di Prato sono il film di questi vittoriosi
Campionati, scanditi dalla voce dello storico Nando
Martellini, benedetti dall'amatissimo Presidente
Pertini, festeggiati da una nazione intera.
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